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Editoriale

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Cerasa scopre che può vincere il no

Cerasa scopre che può vincere  il no

Con un articolo del 16 settembre intitolato “Che succede se vince il no?”, Cerasa ammette che “fino a qualche mese fa sembrava non possibile la sconfitta del SI, oggi sembra ancora difficile ma non impossibile…”.

Che succede “se i volti (?) che dicono NO, pur nella loro carnevalesca incoerenza, dovessero prevalere? Cosa accadrebbe se Renzi dovesse perdere il re

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NO al gran pasticcio di Renzi

NO al gran pasticcio di Renzi

Si parla troppo poco dell’oggetto vero del voto, dei nuovi articoli che si vogliono appiccicare alla Costituzione e della loro possibilità di funzionare. Ma, in mezzo alle barzellette delle bollette che sarebbero ridotte se vince il SI, quelle delle minacce di calo del 4% del PIL se vince il NO, quelle della necessità della riforma per combattere il terrorismo e le altre consim

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Ferrara: da maestro a scolaro di Cerasa

Ferrara: da maestro a scolaro di Cerasa

Tra i molti errori della mia vita ve ne sono stati alcuni di cui non mi sono mai riuscito a pentire: quelli di non aver reagito come dovevo (a me stesso, ma anche agli altri) a cavolate ed offese e ciò per non cedere al risentimento e non venir meno anch’io al senso dell’amicizia e del buon gusto.

Sono queste considerazioni che mi frullano nella testa in questi ultimi tempi non

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I mercanti del tempio della Costituzione

I mercanti del tempio della Costituzione

E’ semplicemente indecente il protrarsi di un tira e molla di velleitarie proposte di scambio tra modifiche della legge elettorale e voti sulle modifiche della Costituzione nell’imminente referendum.

Discutere come possibile ed opportuno tale mercato, confessare di far dipendere il SI o il NO alla riforma boscorenziana da sempre più vaghe prospettive di qualche vantaggio di part

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Roma, Raggi, ovvietà, complotti e burattinai

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." width="300" style="margin: 5px 10px 10px 5px; float: right;" />Quanto avviene a Roma, in Campidoglio, ha tutto il sapore di una resa dei conti dell’”antipolitica”, del giustizialismo con le loro grottesche contraddizioni autolesionistiche a confronto con le realtà ineludibili della politica e dell’amministrazione.

Vi sono aspetti della questione decisamente odiosi ed inconcepibili. Il fatto che la Raggi, come tutti gli eletti del “Movimento 5 Stelle” abbia firmato un contratto che la vincola nei suoi comportamenti istituzionali ad una società (la Casaleggio e Associati) con una penale di 150 mila euro in caso di “deviazioni” dalle regole del Movimento, è il trionfo del grottesco. Ma è pure il segno di una allarmante “patrimonializzazione” della democrazia e la cosa ancora più grave è che questo appaia ai più come un fatto marginale e che magari “giusto” sia ritenuto impedire agli eletti di “sgarrare” con il partito di appartenenza.
Ma, forse la cosa più grave è che, quale che sia il loro autolesionismo giustizialista, il loro assurdo andare a mettere il collo nel laccio della forca giustizialista, mettendosi alla mercé di un qualsiasi sostituto procuratore e, magari, delle sue “interpetrazioni” pangiurisdizionaliste, nonché dei suoi pruriti esibizionistici, il battage denigratorio armato dalla stampa contro i Cinquestelle è indiscutibilmente corrispondente ad un piano di offensiva col solito metodo giudiziario dei “poteri forti”, dei burattinai della “commedia dei pupi” di questa nostra povera Repubblica.
Mi è già capitato di proporre il paragone tra Roma e la Regione Siciliana.
Se la Raggi ha visto “squagliarsi” assessori e funzionari e se attorno a lei, dopo, del resto, solo qualche mese ed in presenza di una comprensibile inesperienza, si manifesta il vuoto, che corrisponde all’isolamento politico-sociale del suo gruppo politico, Crocetta in Sicilia ha cambiato assessori con una girandola grottesca, a diecine nel corso della sua presidenza. Di Roma e della difficoltà della Raggi sono piene le pagine dei giornali di tutta Italia, piovono i commenti più duri e salaci. Di Crocetta e del suo spettacolo da circo alla Regione Siciliana, entità politico-amministrativa più importante del Comune di Roma, si trova qualcosa solo sui giornali siciliani (e neppure su tutti).
Quale è il motivo di questo diverso atteggiamento del mondo politico e della stampa?
Non è certo perché a Roma imperversa l’antifemminismo e la Raggi è la prima donna sindaco della Città, mentre in Sicilia c’è una diffusa omofobia che protegge il primo governatore omosessuale della Regione.
Non credo ai complotti, secondo gli schemi classici, delle riunioni segrete in cui si fissano programmi di omicidi e di rivolte, ma vi sono riflessi condizionati che talvolta, ed in questo caso, muovono magistrati, giornalisti, autority, e gli stessi assessori, funzionari etc. come se il copione redatto in un complotto imponesse loro quel comportamento.
C’è il riflesso condizionato del servizio ai poteri che hanno creato e fatto sviluppare l’”antipolitica”, la rabbia, la denigrazione ed il sospetto nella classe politica e, al contempo, conferito a chiunque porti la toga e la responsabilità della funzione giudiziaria un posto ed un potere al di sopra della stessa legge e della volontà popolare. Non sarà un complotto ma è un golpe, di quelli che si fanno anche senza preventivarli complottando.
Anche contro la Raggi, dunque, prove generali di funzionamento del “Partito della Nazione”. Un partito, ricordiamolo, che di fronte all’”antipolitica” grillina si propone di tagliare ad essa l’erba sotto i piedi.
Il metodo messo in atto contro quello che rappresenta il simbolo, il risultato della prospettiva di fallimento di Renzi ed elle sue pericolose ambizioni è, francamente, indegno e rivoltante. E, altamente, significativo.

Mauro Mellini
12.09.2016

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Referendum: le armi di Renzi

Referendum: le armi di Renzi

Stanno costituendosi un po’ dovunque Comitati per il NO: grandi e piccoli, espressione di forze politiche o germinazioni spontanee di gruppi di cittadini che “scoprono” le enormità ed il grottesco della “riforma” boscorenziana. Se funzioneranno, se, cioè non serviranno solo a fornire una presidenza a qualcuno, una vicepresidenza ad un altro ed un alibi p

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