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Quando l'abuso delle parole diventa oltraggio

Il clamore e l’orrore suscitato dalla tragedia di Corinaldo, la strage dei ragazzini ammassati a divertirsi “sanamente” ha, tra l’altro fatto venir fuori un personaggio, una carica, quella, nientemeno del “Garante dei Minori”.
Non so se per mia riluttanza ad accattare le realtà cretine, per mio scetticismo o distrazione, non avevo finora notato che tra le tante “garanzie”, cioè i tanti sbeffeggiamenti che Stato, Regioni, Comuni, e, magari, Comitati di quartiere, infliggono impunemente alla gente, ai cittadini, alle varie categorie di essi, c’è, almeno nella Regione Marche, anche il “Garante dei Minori”.
Certe scoperte in occasioni come questa stanno tra lo sbeffeggiamento, la “jettatura”, l’espediente per trasformare il dolore in rabbia.
I minori, dunque, sono “garantiti”. I Romani avevano il Tribuno della Plebe con poteri assai rilevanti di cui, secondo quanto ci informa la storia, facevano ampio uso e sicuramente un certo abuso, se alcuni appartenenti al Patriziato si facevano declassare per poter aspirare a quella carica (Transitio ad plebem).

Oggi non c’è bisogno di farsi dichiarare minorenne per diventare Garante dei Minori, né di farsi imprigionare per diventare Garante dei detenuti. Però oggi questi Garanti garantiscono solo le nostre incazzature quando, ad esempio, sentiamo parlare di un garante della privacy in un Paese in cui centinaia di tangheri togati distribuiscono autorizzazioni a collocare microspie per intercettazioni ambientali anche nel W.C. di casa tua, per farne poi l’uso che sappiamo (penso sempre all’intercettazione della registrazione di un’intermittente intercettazione ambientale con la quale è stato mandato in galera per cinque anni il Presidente della Regione Siciliana Cuffaro).
In casi come quello della strage di Corinaldo tutto ciò si ammanta di macabro.
Sarebbe l’occasione per gridare forte e chiaro al Garante della strage (che non è un’espressione scherzosa) che si tolga dai piedi, che si dimetta invocando la soppressione della carica che in un attimo ha acquisito un valore jettatorio.
Viceversa si saranno levate invocazioni per una più ampia ed approfondita attività di controllo e di prevenzione. E, magari, non mancheranno iniziative per modifiche di regolamenti, leggi, leggine, circolari, che faranno aggiungere al potere di questo signore, a questa oggi macabra garanzia, il potere di esigere altre carte, altri bolli, stabilendo altre fasi per l’autorizzazione a giuocare a nascondino. Così che siano evitate per i prossimi vent’anni stragi di bambini che hanno il vizio di continuare a giuocare come i loro genitori e nonni. Ma saranno mandati a soffocarsi in “eventi” da grandi.
C’era (e c’è) un Garante dei Minori ad Ancona, nelle Marche e, quindi, a Corinaldo.
Con tanti minori fatti affluire per quel concerto le “garanzie”, non avrebbero dovuto mancare.
Eppure c’era una folla così fitta il locale con poco efficienti vie di fuga (malgrado il recente incidente di Torino) che è successo quel che è successo.
E c’erano in giro, alla faccia del Garante, spacciatori di droga a fare i loro sporchi e venefici affari. E c’era qualcuno con in tasca la bomboletta del peperoncino spray (con raccomandazione di attenzione per Salvini e le sue sparate sulla legittima difesa).
Il Garante, se non erro è intervenuto, ma a strage avvenuta. A morti constatate e feriti doloranti in Ospedale. Quale Garante gli sarà stata garantita la parola in qualche trasmissione televisiva.


Evviva la “garanzia”. Evviva i “Garanti”.
Evviva la coglioneria di chi si fa “garantire” così...
Mauro Mellini
14.12.2018

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