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EDITORIALE

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Liberale, n. 12

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PINOCCHIO DENTRO LA BALENA

di Giovanni Di Carlo

Alcuni potrebbero, sinteticamente, definire confusa od indecisa l’attuale linea di governo. La confusione, tuttavia, presuppone una benché minima conoscenza delle tematiche delle quali si discute, una preparazione quantomeno elementare circa le questioni che si chiamano goffamente in causa.

Questo esecutivo non è confuso, affatto. Brancola nel buio della più villana insipienza ed impreparazione.

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lacerato il velo di Maya che lo separava dalla realtà del Paese ed ha fermamente dichiarato di essere favorevole al Global Compact for Migrations, il Patto ONU utile ad indirizzare la legislazione nazionale sul delicato ed essenziale tema della regolamentazione dell’immigrazione.

Subito, il più autorevole vicepremier Matteo Salvini ha ribattuto che Conte mai sarebbe andato a Marrakech per firmare il documento, a suo dire per fare in modo da garantire al Parlamento la possibilità di esprimersi a riguardo.

Prescindendo dalla patetica raffigurazione del Capo del Governo che trapela da questo siparietto, il problema che potrebbe essenzialmente riguardare tale questione è rappresentato dalla totale incomprensione da parte dell’esecutivo della natura dell’atto in questione.

Il Global Compact è, in quanto Patto internazionale, un cosiddetto atto di soft law, che nella lingua italica tanto cara al Ministro dell’Interno è denominato giuridicamente non vincolante. Nonostante la sua forma scritta, un documento del genere non obbligherebbe in alcun modo i Paesi firmatari ad adottare in quanto tali le disposizioni contenute, ma garantirebbe la facoltà di ciascuno di scegliere se e come conformarsi alle stesse.

Spetterebbe, dunque, esattamente al Parlamento legiferare eventualmente a riguardo, nonostante sia complesso immaginare un testo compatibile con le disposizioni contenute nel decreto cosiddetto “sicurezza” appena divenuto legge. Il Global Compact for Migrations promuove l’integrazione attraverso l’assistenza umanitaria, la tutela e la garanzia del diritti umani e l’incremento della collaborazione intergovernativa a vantaggio della gestione dei flussi migratori, mentre il decreto che porta il nome del vice-premier leghista abolisce la protezione umanitaria, crea nuovi irregolari attraverso l’introduzione di nuove fattispecie di reati che sospendono la richiesta di asilo, demolisce il sistema degli Sprar e considera la cittadinanza una mera prerogativa pendente.

Questa, per il Presidente del Consiglio, è una ghiotta occasione per uscire dal cono d’ombra nel quale il suo low profile politico è stato racchiuso dalla veemenza del modus operandi salviniano, l’occasione migliore per far valere la conoscenza giuridica che, almeno sulla carta, dovrebbe distinguerlo dai suoi vice.

Chissà che Pinocchio, una volta svignatasela dalla pancia della balena, non riesca a diventare un bambino vero.

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