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EDITORIALE

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Liberale, n. 11

TESTA O CROCE

di Giovanni Di Carlo

Come in una macabra tradizione, almeno una volta l’anno la discussione politica si ritrova incagliata nella tematica dell’affissione del crocifisso all’interno degli edifici scolastici.

A riportare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, la scorsa settimana, è stato Marco Bussetti, Ministro dell’Istruzione, che a margine di un convegno organizzato dal Carroccio si è detto sostenitore della proposta di legge leghista che intenderebbe rendere obbligatoria la presenza del crocifisso sulle mura delle aule scolastiche e degli uffici delle pubbliche amministrazioni, oltre che nei seggi elettorali, nei porti, nelle stazioni e negli ospedali. Il disegno di legge — presentato tre giorni dopo l’inizio della nuova legislatura, a sottolineare l’ancor più brusca svolta confessionale — prevede peraltro una sanzione in caso di rimozione.

Talvolta è bizzarro constatare quanto l’immaginazione tipica dei sostenitori della presenza obbligatoria del simbolo riesca ad offuscare la loro presunta ragionevolezza, specie nel momento in cui essi tentano di comprovare le loro argomentazioni negando spudoratamente l’univocità del significato della croce.

Fu la CEDU, nel 2009, ad esprimersi a riguardo in primo grado durante il noto caso Lautsi, sancendo coerentemente come il crocifisso “marchiasse” le aule scolastiche, rappresentando un ostacolo al pluralismo educativo. 

Eppure la Corte, che difatti due anni dopo ribaltò clamorosamente la sentenza, non mise in risalto l’aspetto che evidentemente rappresenta la più lampante inottemperanza, vale a dire la chiara violazione del principio di laicità. Sembra infatti difficilmente discutibile che l’obbligatorietà d’affissione della chiara rappresentazione di uno dei momenti della storia cristiana contrasti apertamente con uno dei fondamentali valori sui quali si fonda la nostra Carta Costituzionale, che si rivolge ad uno Stato sedicente laico — al quale appartengono proprio le mura di quegli edifici pubblici.

Nell’illiberale Italia, la politica non è che una moneta, ed è purtroppo impossibile tenere distinte la testa e la croce.

In pochi si stupiranno. Non perché se ne parli annualmente, ma per il modo in cui il dibattito viene portato avanti. Le tesi dei baciapile sostenitori di una così bigotta proposta sono retoriche ed autoreferenziali, tipiche dei fieri e perfetti farisei esponenti dello Stato meno laico d’Europa, che di religione vive e di religione muore, nell’utopistica speranza della salvezza dell’anima e nel reale e concreto massacro della laicità del diritto e del diritto alla laicità.

Politica interna estero

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