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EDITORIALE

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Liberale, n. 9

images.jpgGOVERNO (RI)DIVISO

di L.T.

Terminata la corsa alle elezioni, è iniziata tempestivamente quella per la rivendicazione del successo. 

Come in ogni evento politico che si rispetti, sarebbe rischioso (se non controproducente) parlare in termini assoluti di vittoria o sconfitta delle parti. Però tutto sommato qualcosa possiamo dirla: i repubblicani hanno difeso la loro maggioranza? No, perché hanno perso la Camera. I democratici hanno ribaltato il Congresso? No, perché hanno preso solo la Camera. 

Dopo mesi di notizie sull’oscuro collegamento tra l’esecutivo e la Russia, per i democratici guadagnare il Senato avrebbe aperto la strada all’assedio della Casa Bianca, muovendo magari anche i primi passi verso l’impeachment (dato che la camera alta del congresso funge da “giuria”); con la Camera in questo senso si può far molto meno, ma tutt’altro che poco. Una commissione d’inchiesta sul Russiagate (e non solo)? Possibile, se non probabile. E le conseguenze sull’amministrazione potrebbero essere più o meno pesanti, a seconda del risultato del procedimento.

Pensando al processo legislativo, i democratici possono fermare Trump su molti fronti, magari salvando anche quel che resta dell’Obamacare, ma potrebbe essere troppo poco, troppo tardi. Perché se si può fermare il Tycoon nella dimensione legislativa, non lo si può fare in quella internazionale (per quanto sarebbe anche facile farlo semplicemente staccando il Wi-Fi al 1600 di Pennsylvania Avenue). Potrà continuare a fare e disfare trattati internazionali protetto dalla sua maggioranza nel Senato, competente in materia.

Nessuna grande vittoria repubblicana, nessuna marea democratica. I primi si difendono dove possono, i secondi non conquistano abbastanza.

Politica interna estero

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