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EDITORIALE

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Liberale, n. 8

SMISURATA PREGHIERA

di Giovanni Di Carlo

Nella giornata di domenica scorsa è venuta a mancare Kateryna Gandzyuk, consigliere comunale e militante trentatreenne della città ucraina di Kherson. A darne conferma è il Presidente Petro Poroshenko che, dopo aver espresso le proprie condoglianze alla famiglia della donna, ha fatto appello agli inquirenti affinché i responsabili venissero trovati e consegnati alla giustizia.

Gandzyuk era principalmente nota per la propria militanza contro l'annessione della Crimea alla Russia e la corruzione nel proprio Paese, in particolar modo diffusa all’interno della classe politica e delle forze di polizia. Dal luglio scorso, si trovava in ospedale a causa di un’aggressione subita da parte di un uomo che le aveva versato circa un litro di acido su gran parte del corpo, danneggiandole gravemente anche gli occhi. Per mesi è stata sottoposta a differenti interventi chirurgici, l’ultimo dei quali ha generato complicanze che non le hanno lasciato speranze.  

Secondo i dati forniti da Transparency International, l’Ucraina è, a livello mondiale, uno dei paesi dal tasso di corruzione più elevato, una nazione all’interno della quale la libertà di stampa è fortemente pregiudicata, essendo collocata intorno alla centesima posizione della classifica redatta da Reporters Sans Frontières.

L'ultima testimonianza dell'inumana ed efferata realtà del regime ucraino è riportata dal ritrovamento, avvenuto nei primi giorni del gennaio scorso, del corpo di Iryna Nozdrovska, avvocatessa e tenace sostenitrice dei diritti umani, minacciata pochi giorni prima del suo omicidio da parte del padre dell'assassino di sua sorella, a causa del fatto di essersi opposta all'annullamento della condanna in appello. Solamente un paio di anni prima, il giornalista bielorusso Pavel Šaramet, firma di Ukraïns'ka pravda ed oppositore del regime di Aljaksandr Lukašenko, morì a causa di un ordigno posizionato al di sotto della sua automobile.

Il volto dell'illiberalità assume connotati impietosi, offuscando il pensiero ed annichilendo la parola, ammutolendo le voci e occultando le grida, nutrendosi di un silenzio che uccide, specie quando  — come cantava De André nella canzone titolo di questo scritto — diviene  «un'abitudine» per «la maggioranza», che «sta, come una malattia, una sfortuna, un'anestesia per chi viaggia in direzione ostinata e contraria». 

Politica interna estero

  • (Anti)razzismo e paura delle parole

    Ho già scritto dell’On. Giuseppe D’Alema, padre del più noto e simpatico Massimo D’Alema, che, Deputato comunista quando io ero a Montecitorio, era uno dei più fieri lanciatori di invettive contro noi Radicali. Lo ricordo bene urlare verso di noi le accuse più incredibili. Col dito accusatore proteso lo ricordo inveire “Siete i servi delle banche…israeliane”. Si capiva chiaramente che era stato per dire altro: “…delle banche ebraiche”. Ma la parola assai meno imbecille che non aveva pronunciato gli era Leggi tutto
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