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Liberale, n. 4

CORAGGIO, IL MEGLIO È PASSATO                                  
di Giovanni Di Carlo

Come riportato dalla gran parte delle testate nazionali, il Consiglio Comunale di Verona ha approvato durante la scorsa settimana una mozione concernente il finanziamento di alcune associazioni che promuovono iniziative antiabortiste. L’indignazione generale è stata prevalentemente indirizzata al voto favorevolmente espresso da parte di un consigliere del Partito Democratico, Carla Padovani, invitata nei giorni successivi a presentare le proprie dimissioni.

Siamo alle solite. 

Come in una nauseante nenia, il diritto  naturale ed imprescindibile  della donna ad autodeterminarsi ed a disporre del proprio corpo viene nuovamente annichilito, a causa di una distorta ed ipostatica lettura della vigente legge 194 e, soprattutto, della realtà dei fatti. 

Risulta difatti complesso immaginare che l’aborto sia al giorno d’oggi utilizzato, come riportato dal testo della mozione, come metodo contraccettivo in un Paese all’interno del quale circa il 70% dei medici è costituito da obiettori di coscienza che, in quanto tali, non prestano aiuto neanche nelle ipotesi espressamente previste dalla legge in questione, alimentando la diffusione di pratiche clandestine. Risulta, tuttavia, più agevole riscontrare come lo Stato italiano, vestendo i panni della sedicente Chiesa degli ultimi, li abbandoni a loro stessi, illudendosi di tutelare il diritto alla vita e sopprimendo la vita del diritto.

Persino la cattolica Irlanda, a seguito del referendum del maggio scorso, è riuscita a sciogliere il soffocante nodo costituzionale che impediva alle donne di abortire se non in caso di pericolo di vita della gestante, dando corpo ad una vittoria ottenuta grazie ad una lunga campagna di sensibilizzazione, della quale è divenuta volto Savita Halappanavar, dentista irlandese di origini indiane lasciata agonizzare e morire in ospedale dopo aver ripetutamente richiesto di abortire a causa di condizioni di salute insostenibili.

Ma l’Irlanda, come l’Italia, «è un Paese cattolico», le risposero i medici. Un Paese che non riconosce, ma tutt’al più concede. Il Paese in cui, citando l’aforista Flaiano da cui questo scritto trae il titolo, «la linea più breve tra due punti è l’arabesco», in cui la legalità non è che una lugubre Babele, «una rete di arabeschi».

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