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EDITORIALE

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Liberale, n. 3

REQUIEM ANTIPROIBIZIONISTA                                            
di Giovanni Di Carlo                             

La battaglia crociata, prevalentemente impersonata da Matteo Salvini, contro la diffusione di droghe leggere all’interno degli ambienti scolastici prosegue indisturbata, coadiuvata dal sostanziale disinteresse sociale e mediatico.

L’operazione “Scuole sicure”, recentemente avviata dal Ministero dell’Interno, rappresenta solamente l’ultima delle insane trovate del fronte proibizionista, che, inevitabilmente e come al solito, mira a colpire a morte “piccoli pesci”, ignorando o, peggio, disinteressandosi della reale matrice che v’è alla base. 

Il provvedimento, storico cavallo di battaglia del Carroccio, richiederebbe un investimento di circa due milioni e mezzo di euro, atti ad intensificare ed incentivare la presenza di forze dell’ordine al di fuori delle scuole ed a muovere battaglia a quelli che il Ministro ha definito «spacciatori di morte».

La memoria potrebbe, dinanzi a tale grottesca espressione, ironicamente trascinarsi sino al 1995, quando Marco Pannella regalò duecento grammi di hashish, in diretta televisiva, alla conduttrice Alda D’Eusanio, che certo non fece della propria reazione un manifesto di conoscenza scientifica, qualificando la sostanza come «la morte dei ragazzi». Da allora, nulla è cambiato.

La proposta di legge di iniziativa popolare “Legalizziamo!”, promossa da Radicali Italiani e finalizzata al definitivo superamento della obsoleta normativa vigente, non è mai arrivata in Aula, nonostante sia stata depositata da ormai due anni con il sostegno di 60.000 firme, complice la consueta e balorda demonizzazione del fenomeno.

Sarebbe necessario informare Salvini, come chiunque altro sostenga tali atteggiamenti proibizionisti, che la “liberalizzazione” che tanto osteggia è in realtà già presente, data l’agevolezza con la quale è possibile reperire ogni genere di sostanza stupefacente. Oltremodo differente, quanto indispensabile, risulta invece una regolamentazione, che consenta di controllare la produzione e la vendita di cannabinoidi, affidandola a privati ed imprese —  giovando al prodotto interno lordo italiano —  e sottraendola al monopolio delle narco-mafie, uniche beneficiarie del maniacale ed antistorico sostegno di politiche proibizioniste.

La manifesta distanza fra i fronti opposti risulta drammaticamente incolmabile e volta, fatalmente, a generare bieco e crimonogeno accanimento contro gli appartenenti all'ultimo gradino di una gerarchia dall'apice malavitoso, occultato quanto l'informazione che in uno stato di diritto dovrebbe essere prontamente e correttamente fornita circa queste sostanze.

Potrebbe, forse, giovarne persino il Ministro, secondo il quale «non esiste alcuna differenza fra droghe leggere e pesanti»De fol juge, brève sentence

Politica interna estero

  • (Anti)razzismo e paura delle parole

    Ho già scritto dell’On. Giuseppe D’Alema, padre del più noto e simpatico Massimo D’Alema, che, Deputato comunista quando io ero a Montecitorio, era uno dei più fieri lanciatori di invettive contro noi Radicali. Lo ricordo bene urlare verso di noi le accuse più incredibili. Col dito accusatore proteso lo ricordo inveire “Siete i servi delle banche…israeliane”. Si capiva chiaramente che era stato per dire altro: “…delle banche ebraiche”. Ma la parola assai meno imbecille che non aveva pronunciato gli era Leggi tutto
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