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Liberale, n. 1

FILASTROCCA CORTA E MATTA                                                di Giovanni Di Carlo

La salvaguardia giallo-verde degli istituti di democrazia diretta — ma solamente quella di un certo tipo — ha traghettato in Commissione giustizia al Senato il disegno di legge di iniziativa popolare concernente una sostanziale revisione della legittima difesa.

L’eminente fonte di ispirazione sembrerebbe rappresentata dall’ordinamento giuridico francese, all’interno del quale per il Ministro dell'Interno sarebbe più agevole collocare una mostruosità giuridica del calibro della sua ultima affermazione a riguardo, secondo la quale la difesa sarebbe sempre legittima; il testo di legge, difatti, prevede, analogamente, l’estensione della qualifica di legittimità ad atti in risposta ad ingresso od intrusione in abitazioni e negozi, l’introduzione, dunque, dell’esercizio di una legittima difesa presunta, che preventiva potrebbe e — forse — dovrebbe dirsi, ed un consequenziale inasprimento delle pene previste nelle ipotesi di furto, rapina e scippo.

La disciplina vigente è collocabile in media via fra la previsione francese e quella tedesca, la quale prevede l’esclusione dell’illiceità dell’atto in caso di risposta ad aggressione presente ed attuale, senza tuttavia fare esplicito accenno al requisito della proporzionalità.

Dettagliatamente, lo stravolgimento ontologico dell’enunciato dell’articolo 52 del Codice penale è strettamente legato al diniego, probabilmente derivante dall’ignoranza circa la ratio della norma in questione, del principio essenziale che anima l’istituto in esame.

L’imprescindibile necessità di commisurare la difesa all’offesa è il fattore in ragione del quale vengono tracciati i limiti di una legittimità a riguardo, i cui confini devono poter costantemente essere soggetti ad  una valutazione, caso per caso, da parte dei giudici. 

I magistrati, accusati, come non bastasse, di essere «invasori di campo» da parte di Matteo Salvini, allertano, per voce della loro Associazione rappresentativa (Anm), circa il rischio incombente di una sostanziale “legittimazione dell’omicidio” e della diffusione di pratiche di giustizia privata, in virtù di un lento ma inesorabilmente progressivo restringimento dei margini discrezionali riconosciuti alla magistratura all’interno della dimensione costituzionale di indipendenza dei suoi esponenti, inderogabile profilo dello stato di diritto.                    

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