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IMMONDIZIE: NIENTE (O QUASI) RACCOLTA DIFFERENZIATA

L’esito della competizione (se così può chiamarsi) elettorale è conforme alla somma di vuoti, di sciocchezze e di imbrogli piccoli e grandi che si sono accumulati negli ultimi anni nel nostro Paese.

C’è lo sgretolamento della Sinistra, che non è solo espresso dalle percentuali e dai numeri.
Ma non è nemmeno la sommatoria di errori e distorsioni recenti. E’ la messa in liquidazione della storia di un partito che della Sinistra si era riproposto il salvataggio attraverso un camuffamento, un intruglio, come il Partito della Nazione, già bastonato con il referendum del dicembre 2016. Della Sinistra rimangono pezzi di scarso valore anche archeologico e sedimenti, liquami che hanno inquinato ed inquinano il Paese e si esprime con la politica dell’antipolitica dei Cinquestelle.
Il Centrodestra ha visto morire di inedia la sua apparante ripresa, soffocata dalla petulanza vacua della ricerca dei “moderati” di un Berlusconi che ha ancora e definitamente rifiutato di presentarsi come vittima indomita del golpe giudiziario preferendo “sorvolare” sulla sua “condanna” al rogo per aver dapprima impedito che la prima fase del golpe stesso, quella di “Mani Pulite” e del rovesciamento della Prima Repubblica, arrivasse a conclusione con la consegna del Paese al P.C.I. divenendo così, poi, il bersaglio di una demonizzazione giudiziaria che il Partito dei Magistrati perseguì fino in fondo anche dopo che il mandante e beneficiario del golpe contro la Prima Repubblica si era andato dissolvendo.
Berlusconi aveva fronteggiato la Sinistra, ma, cosa che nessuno sembra aver notato o che ricordi, aveva ridotto la Lega in confini che apparivano quelli di una forza in estinzione.
La demonizzazione giudiziaria ostinata di Berlusconi ha, all’interno del Centrodestra fatto lievitare la Lega.
Oggi la Lega supera Forza Italia, ma, quel che è peggio, è la forza politica che esprime valori negativi più vicini a quelli dei Cinquestelle.
E’ dunque la vittoria della rozzezza, dell’ignoranza in cui il golpe continuo dei magistrati ha gettato il Paese.
Ma il voto riflette una crisi culturale prima ancora che politica.
Una gravissima crisi politico-culturale è in atto.
La democrazia, le libere istituzioni senza partiti organizzati che riflettano le varie posizioni culturali e sociali del Paese sta dando i suoi frutti velenosi.
Chi riteneva che il problema sia la “governabilità” (per quello che significa!!!) è in errore ed appartiene a quella maggioranza di cretini (che, come diceva Sciascia, sono tanti e godono di ottima salute).
Una aristocrazia valida del pensiero della cultura sarebbe l’unica contrapposizione augurabile e possibile. Non sembra ve ne sia traccia.
Non abbiamo sentito parlare nella campagna elettorale del Partito dei Magistrati.
Eppure la distruzione della classe politica di cui oggi si celebra l’indiscutibile consumazione è la sua vittoria. Pare che l’ala estrema di essa sia in crisi ed in lutto perché i Cinque Stelle non hanno riservato un posto di ministro al “Cittadino di Cento Città”, al grottesco Di Matteo.
Ma non è questo quello che più si debba temere. Non si tratta solo di avventure e di avventurieri.
Chi vivrà vedrà. Gli auguro di non doversene dolere.

Mauro Mellini

05.03.2018

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