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PRO VERITATE: UNA BUGIA CONSAPEVOLE DEGLI “INVENTORI DELLA TRATTATIVA”

Mentiscono e sanno, sì non possono non sapere, di mentire gli “inventori” della Trattativa Stato-Mafia quando affermano che la revoca di centinaia di assegnazioni al regime del 41 bis fu un gesto “contrattato” con Cosa Nostra, un “cedimento” nel corso della incriminata Trattativa.

Questo non significa che, anche se fosse vero i P.M. fanatici non avrebbero diritto, non dovrebbero azzardarsi a metter sotto accusa il Governo e le sue scelte anche se sciaguratamente sbagliate. Non spetta a loro.
Ma “pro veritate”, come se non si trattasse (e magari è proprio così, non si tratta) di un processo, ma di una maldestra storiografia critica, non posso fare a meno di ricordare quello che io so, io che non ero nessuno, e certo sapevano e sanno tantissimi altri. Che farebbero bene a parlare, ad insorgere.
Appena “inventato”, come reazione ad una situazione di allarme, con provvedimenti di eccezionale pericolo, il regime del 41 bis, la sottoposizione a tale regime fu disposta “in massa”, a carico di mafiosi e presunti tali. Ed, in mancanza di adeguate “Sezioni Speciali” nelle varie carceri, si provvide a spedire tutti all’Isola dell’Asinara e ad altri Reclusori insulari.
Il tutto fu accompagnato da violenze e grossolani errori. E ne conseguì una grossissima difficoltà, ad esempio, per gli interrogatori, dovendo i magistrati sobbarcarsi addirittura a tratti di navigazione. E, poi anche quei reclusori erano incapienti.
La spedizione in massa di tanta gente alle Isole (come si diceva in linguaggio carcerario) non poteva durare.

Era stato o no un errore quella assegnazione confusionaria in massa a tali carceri (gli unici che si ritenessero adatti al 41 bis) certo apparve subito che bisognava “scremare” quella massa di detenuti speciali.
Come in massa erano stati mandati “alle Isole”, così in massa furono revocate assegnazioni oggettivamente arbitrarie.
Questi gaglioffi che ne fanno oggi un atto di “cedimento davanti al nemico” non possono non saperlo.
Tanto per la verità.

Mauro Mellini
16.02.2018

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