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Quando la giustizia da ridere

DELINQUENTE CONDANNATO IN PROVA:
FACCIA L’AVVOCATO MA CON LA MORDACCHIA

Si direbbe che certi “meriti” di parte e di “lotte” del passato, certe “collaborazioni” disastrose per la città di Agrigento e non solo, continuano ad assicurare almeno un po’ di quella “intangibilità” che il noto figuro poteva millantare quando ancora non aveva preso a sbeffeggiare, aggredire e svillaneggiare i magistrati.
Il Tribunale di Palermo, quale giudice dell’esecuzione di una condanna per calunnia ad un anno e quattro mesi di reclusione (passata in giudicato oltre un anno fa) disattendendo la richiesta del P.M. che aveva ritenuto dovesse respingere l’”affidamento in prova” stante anche il cumularsi di una quantità di altri reati ed altre condanne del già pregiudicato Giuseppe Arnone, gli ha concesso la sospensione della pena a condizione che stia zitto e la smetta di calunniare e diffamare a destra ed a manca, non esca di casa prima delle sette, che rientri prima di notte, che vada nei suoi studi (ne ha due: uno vicino al Tribunale con balcone adatto all’esposizione di striscioni pieni di insulti a cittadini, imputati, magistrati, amministratori), che vada periodicamente a “firmare” etc.
Intanto, nei dieci giorni che sono trascorsi prima che il pregevole provvedimento fosse notificato al condannato, questi ne ha approfittato per coprire pubblicamente di vituperi personaggi vari, tra i quali l’attuale Procuratore della Repubblica di Agrigento.
Ma quel che è più rilevante è che, in sostanza il Giudice dell’Esecuzione ha concesso in buona sostanza al condannato una “sospensione condizionale della pena” tale e quale quella che non gli era stata concessa dal Giudice di merito (e non poteva, stante la recidiva reiterata e specifica!!!).
Ma ciò che fa ridere è il fatto che, in sostanza, Arnone Giuseppe è stato affidato in prova all’Avv. Arnone, sul presupposto che un condannato per calunnia, pluripregiudicato, sottoposto a diecine di altri procedimenti e di condanna che stanno per passare in giudicato, possa continuare a far l’avvocato, sia pure con una mordacchia di dubbia efficacia, con prescrizioni circa l’orario del lavoro professionale etc.
Chi sa se i Giudici di Palermo non abbiano voluto fare una prova non del “ravvedimento” dell’ex collaboratore di ingiustizia, ma di una nuova generale condizione per l’esercizio della professione di avvocato. Tutto ciò con la mordacchia.

Mauro Mellini
05.02.2018

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