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Ad Agrigento 73 indagati nel santuario dell'ecologia corrotta

Grande clamore ad Agrigento per la notizia della pendenza, fino ad oggi rimasta un inconsueto segreto, venuta alla luce solo per la richiesta di proroga dei termini, di un procedimento penale che investe i vertici di Girgenti Acque, la Società che gestisce acquedotti e fognature. E tanti “uomini del potere”.

Non è facilmente ricavabile dalle notizie di stampa l’addebito fatto a tutti o a taluni dei 73 indagati. Girgenti Acque è da lungo tempo “chiacchierata” ma le vicende in cui è stata coinvolta avevano diffuso la sensazione della sua “intoccabilità”, status che ad Agrigento ha avuto una storia che va oltre i semplici sospetti.

Non vogliamo entrare nel merito e neppure nei molti demeriti, nelle storie di paternità e di fratellanza, nelle analogie con la storia della situazione di altri settori imprenditoriali del patron della Società.

Quello che non possiamo fare a meno di rilevare è la voce, che solo l’evento delle indagini divenuto oggi di pubblico dominio ha fatto uscire dai conciliaboli delle trattative, che il patron di Girgenti Acque, Campione, era in predicato per una candidatura con Forza Italia alle prossime elezioni politiche.

Non è il mio mestiere quello del pettegolezzo politico. Ma se ciò è vero bisogna dire che l’insopportabile fiducia di Berlusconi nei cosiddetti “moderati” ed i suoi entusiasmi per gli “imprenditori” non sono pericolosi solo nella mia fantasia.

Tutto ciò va detto con il più assoluto rispetto del principio di presunzione di innocenza, rafforzato, al caso, dalla scarsa fiducia nella puntualità e della correttezza giuridica delle formulazioni di un capo di imputazione finora ignoto. Ma giudizi politici del genere non hanno bisogno di riscontri giudiziari. Anzi è augurabile, ma non probabile, che la questione, pur essendo di eccezionale rilevanza per la vita socio-economica di Agrigento non diventi oggetto di strumentalizzazioni politiche.

Del resto c’è poco da strumentalizzarsi.

        Mauro Mellini

19.01.2018

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