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Cavaliere: rivoluzione o paura della paura

Il rispetto dovuto alla dignità ed all’autonomia del pensiero e del buongusto dei Consiglieri Comunali (di maggioranza) del Centrodestra di Genova, non vieta di ritenere che, quale che sia il rilievo che sarà dato (e molto dovrebbe esserne dato) alla reviviscenza del rito pagliaccesco della proposta da parte dei Cinquestelle, della cittadinanza onoraria al dott. Nino Di Matteo, il magistrato più costoso d’Italia, più scortato e più adulato dai Cinquestelle, possa essere rimessa a Berlusconi un giudizio sull’atteggiamento da assumere di fronte a questa ennesima buffonata.
Berlusconi farebbe bene a non trascurare la cosa e ad essere vicino ai suoi amici Genovesi, che, magari, saranno sconciamente accusati di “legami con la mafia” se, come è lecito pensare, manderanno a quel paese la proposta imbroglioncella e stupidamente furbastra (che, peraltro ha avuto altrove successi sconciamente facili altrove).
E’ un’ottima occasione per Berlusconi di dar prova che la sua invocazione di una “rivoluzione liberale” non è vuota retorica.
Nell’Italia liberale d’altri tempi e, speriamo, di un futuro non lontanissimo, non c’era e non ci deve essere spazio per i buffoni, per gli ipocriti e per gli imbroglioni. E non ci deve essere, questo è il problema che si pone subito e con priorità, paura della paura di tale gente.
Se Berlusconi ritiene di poter costruire un vero partito, espressione di una tradizione, di un pensiero e di una speranza di libertà e di democrazia, avendo “moderazione” e cercando di non turbare la voglia di tranquillità di quanti vogliono tenersi le loro paure di essere additati come, magari, filomafiosi, ci dispiace assai, ma dovremo prendere atto che non andrà da nessuna parte.

C’è nel nostro Paese, dopo le mattanze giudiziarie che hanno distrutto una classe dirigente per quanto poltrona e parassitaria, un senso di paura proprio in coloro che hanno applaudito quel rivolgimento. E c’è da parte di chi oggi si presenta a qualsiasi giudizio politico, paura di questa paura. Quella paura della paura che il Presidente Roosevelt, nel suo memorabile discorso al popolo Americano dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor disse essere la più pericolosa in tale tragico momento.
Certo paura di dire ai pagliacci che sono pagliacci è cosa grottesca ed ancor di più è dire che le pagliacciate sono pagliacciate.
Se il culto dei sentimenti (e dei vizi) dei moderati che sembra per Berlusconi così difficile mettere da parte, doveva imporgli addirittura “moderazione”, di fronte a questo ennesimo oltraggio all’intelligenza degli Italiani, all’onestà dei servitori dello Stato, al buongusto ed al senso del ridicolo, dovremmo pregare Berlusconi di guardarsi bene dal ripetere quella espressione, che, malgrado tutto, non ci lascia indifferenti.
Rivoluzione liberale è, anzitutto, una cosa seria.

Mauro Mellini
30.11.2017

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