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Riina, l'archeologia, gli Ufo, gli alieni

La morte in carcere (in regime di 41 bis) di Totò Riina, avvenimento che in qualsiasi Paese civile sarebbe stato sentito dalla pubblica opinione come la chiusura di una vicenda in cui la falce livellatrice della morte ha messo la parola fine ad un arrogante e crudele emergere di una personalità divenuta simbolo del potere del crimine, riducendo alla loro dimensione fatti, sentimenti, repulsioni, polemiche ingrossate a dismisura da strumentalizzazioni ed operazioni mediatiche, ha fornito occasione per un estremo tentativo di far rivivere miti e polemiche che oramai il lento e squallido spegnersi di quella vita aveva confinato nei loro giusti limiti di una brutta pagina di storia criminale.
E’ saltato fuori, guarda caso, Nino Di Matteo, che da qualche mese sembrava essersi ritirato in un più prudente silenzio, con improvvisa (ma da taluni puntualmente spiegata) astinenza dal suo collezionismo di cittadinanze onorario e dalle sue autocandidature al Governo della Nazione. Ha voluto ricordare che Riina è morto “portandosi” nella tomba segreti terribili, tra i quali, diciamo noi, ma l’avrà pensato anche lui, quello della inspiegabile sua pretesa e strombazzante condanna a morte. Di Matteo ne ha parlato come se quella morte avesse lasciato intatta quella terribile condanna, segnandone, anzi, il “passaggio in giudicato” nel sistema dell’illegalità mafiosa. In realtà non ci vuole molto a capire che questo è il sospiro di sollievo del magistrato più costoso d’Italia. Si direbbe che la sua conoscenza del mondo della mafia gli consenta di prendere atto che “il testimone migliore è quello morto”, come si diceva e si dice tra gli “uomini d’onore”. Il testimone dell’inesistenza della mitica condanna.
Ma anche Di Matteo ha voluto fare valutazioni e pronostici sul “dopo Riina”, come se veramente la morte di quel vecchio galeotto, sottoposto ad un durissimo regime carcerario istituito per ottenerne l’isolamento e tagliare legami e vincoli di sudditanza e di potere, possa segnare qualcosa di più che un evento oramai “esterno” alla vita di Cosa Nostra.
Ma se la mafia ha coltivato miti e leggende, l’Antimafia di leggende e miti mafiosi vive e prospera. E non può farne a meno. E non può fare a meno dei misteri, non tanto di quelli veri, quanto di quelli, i più misteriosi e segreti, di ciò che non esiste e non è mai esistito. I cui cultori, peraltro, non sono tanto i mafiosi, vecchi o giovani, ma i mafiologhi ed i magistrati, la giustizia, gli “investigatori”, che hanno, si direbbe, il compito di scoprire sempre nuovi e più fitti misteri, dimostrare che ciò che è vero e deve essere vero (pena l’eresia e, magari, il concorso esterno) non è dimostrabile. Da darsi, “quindi”, per dimostrato.
Quanta parte delle energie della giustizia italiano siano dedite all’archeologia giudiziaria è difficile dirlo. Perché la parte più grossa di questo materiale di ricerca misterioso e misterico è quello che è dato per scontato, costituisce un substrato sottoculturale di un buon numero di magistrati che ne sono i cultori ed i sacerdoti, ma poi finisce col far parte, anche a loro insaputa, del bagaglio di un po’ tutti gli altri.
C’è tutto un modo di ragionare, ma sarebbe meglio di dire esplicitamente “sragionare”, che ha un’analogia ed uno stesso carattere. Appartiene alla stessa “categoria dello spirito” (che ce n’è dell’ignoranza oltre che della conoscenza…). Quella dei fanatici degli UFO e degli Alieni.
L’insonnia e la vana ricerca di trastullo televisivo nelle interminabili ore notturne mi hanno insegnato non tanto le teorie, i fatti, le leggende, le storie e le storielle di UFO ed Alieni. C’è una emittente televisiva, neanche piccola e trascurabile, che ne ammannisce con monotona insistenza programmi confezionati per lo più in America.
Oramai ne conosco il metodo, la trama, il modo di sragionare.
Un esempio: si trova un edificio nella giungla Centro Americana, si accerta la data antichissima della costruzione. Come ha fatto quel popolo, privo di strumenti e di cognizioni tecniche ad edificare qualcosa di così grandioso? Le ipotesi ragionevoli possono essere molte, tali da modificare convinzioni circa tecniche, organizzazione, capacità di progettazioni di quegli antichi popoli. Ma il “metodo ufologico” impone subito una soluzione di questo genere. E’ chiaro! Sono venuti gli extraterrestri ed hanno dato una mano a quell’opera! Questa è una prova che gli Alieni sono stati e sono tra noi.
I magistrati “ufologici” o “alienisti” sono molti. Ma sono moltissimi, quasi tutti, quelli che considerano l’ufologia e l’alienismo di quei loro colleghi una corrente di pensiero come un’altra da “rispettare” e da far rispettare. Così si crea una ufologia giudiziaria o “dietrologica”. Una spiegazione di ogni fatto appena un po’ controvertibile come “necessariamente” ricollegabile alla Massoneria, ai Servizi deviati, ai politici corrotti, all’F.B.I. Gli UFO della giustizia. Anzi quei fatti così fantasiosamente spiegabili nella loro pretesa “inspiegabilità”, sono la prova delle macchinazioni di Massoneria, Servizi Segreti, F.B.I., C.I.A., etc. etc. Della presenza degli UFO.
Nella schiera dei cretini, che, come diceva Sciascia, sono tanti e godono ottima salute, gli ufologhi hanno una posizione tutto sommato secondaria. Ma gli ufologhi giudiziari sono, invece, i più pericolosi. E pericoloso sembra sia contraddirli.
La storia, si ripete.

Mauro Mellini
23.11.2017

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