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Sicilia: qualche riflessione meno affrettata

Il giorno dopo del giorno dopo. Riflessioni sulle riflessioni se così possono chiamarsi, altrui. Sui commenti, che sono anch’essi politica, quella più “facile”, spesso, anche la più stolta.

Le elezioni siciliane sono andate come si prevedeva che sarebbero andate. Certo un po’ diversamente da come avrebbero potuto.

La catastrofe del P.D. è stata quella che tutti si attendevano, a cominciare da Renzi, che, oramai da qualche tempo, cercava, come un ragazzino colto con le dita nella marmellata, di creare qualche diversivo, di guardare all’uccellino che vola. Tutta la campagna del P.D. è consistita nel cercare di convincere la gente che loro con Crocetta non hanno avuto mai nulla a che fare. Gli hanno promesso chi sa che per indurlo a stare al giuoco, con l’ultima buffonata delle liste “crocettiane”, presentate puntualmente però fuori termine, per non produrre ulteriori danni.

Qualcuno ha notato che per la prima volta il P.D., la cosiddetta Sinistra, non hanno suonato la grancassa dell’Antimafia. Persino loro hanno capito che non era il caso di far incazzare ancora di più la gente.

Hanno perso clamorosamente. Il 18% del 46% che è andato a votare corrisponde a meno del numero dei beneficiari (si fa per dire) della macchina clientelare, mastodontica come sempre in Sicilia, e nel caso ancor più vasta ed articolata, come la Giunta Crocetta ha potuto gonfiarla dei parassiti e dei parassiti dei parassiti crocettianamente mafiosi dell’antimafia sicindustriale e simili… E quando in Sicilia si sfaldano le clientele, il botto è grande.

In verità la caduta verticale del renzismo-crocettismo è solo la naturale, logica e ritardata conseguenza locale della stangata di undici mesi prima.

Chi non aveva capito la portata del referendum, della vittoria del NO, forse non capirà neppure che di quegli eventi la disgrazia in cui è caduto Renzi è la naturale conseguenza. E’ la conseguenza del “non è successo niente” con cui egli ha reagito al fiasco della sua aggressione al residuato delle libere istituzioni.

E poi i Cinquestelle. Il relativo successo che vantano non è del tutto irreale. Per quante baggianate facciano, per quanto siano intrinsecamente baggiani, troveranno sempre pane da mordere finché gli altri non dimostreranno chiaramente di essere diversi da loro. Paradossalmente, alla monotona solfa della loro “diversità” su cui si fonda la loro propaganda, corrisponde proprio il fatto che gli altri non sanno essere diversi da loro.

Il Centrodestra. E’ un dato di fatto che esso si sta ricompattando. E’ di nuovo una delle vere forze in campo. Ha possibilità di vincere. Berlusconi, disarcionato, vilipeso, depredato dal Partito dei Magistrati, è di colpo risuscitato.  Anche lui miracolato dal vuoto che i suoi nemici hanno creato per distruggerlo. Anche lui sembra aver scelto, con apparente successo, la strategia del “non è successo niente”. Come Campanella riprende il suo discorso del 1994 con il famoso “Heri dicebamus”, chiama a raccolta i “moderati” (termine che non significa quasi niente) ed i “moderati” pare che accorrano. I traditori si “pentono”, lui li perdona. Gli altri ci rimettono le penne. Non chiama il Popolo a prendere atto della violenza togata da lui subita. Non ne fa un ammonimento per tutta la Nazione. Sembra invece, volerla dimenticare. Non sembra e non vuole demolire il potere violento e becero di un Partito dei Magistrati (altro che “certi P.M. comunisti”!!).

In Sicilia, metafora d’Italia, l’ottimo Musumeci non ha detto una parola contro la depredazione giudiziaria dell’Antimafia mafiosa, nemmeno di fronte al “silenzio dei colpevoli” delle fanfare “antimafia”. A voto acquisito ha fatto, anzi, un sia pur freddino omaggio alla consuetudine della professione di “antimafiosità” Con un particolare, difficile a cogliersi, di una raccomandazione a che non continui a farsi partito. Troppo poco. E forse impossibile.

E qui veniamo al ruolo che avranno i non vincenti e non completamente sconfitti Cinquestelle.

Si sono affrettati a dare al loro mancato successo, o sconfitta se più vi aggrada, il carattere e la “giustificazione” consona alla loro stupidità (…i cretini sono tanti.. diceva Leonardo Sciascia). Il loro leader, o, piuttosto, il “Nostromo”, il capo della ciurma di Grillo e della Ditta Casalegno, Di Maio ha definito la vittoria del Centrodestra lordata dalla presenza nelle liste degli “impresentabili”.

Oltre tutto rievocando una delle più clamorose baggianate nientemeno che della Commissione Bindi.

Un insulto cretino che, assai probabilmente, prelude e sintetizza il ruolo, il programma e la strategia dei Cinquestelle quale maggiore forza di opposizione alla Giunta Musumeci per i prossimi anni.

Faranno quello che sanno meglio fare, i “collaboratori di ingiustizia”, sollecitatori di interventi indiscriminati delle Procure, alleati di un innominato Partito dei Magistrati

Alleati e corresponsabili della già pesante oppressione catastrofica per l’economia e la vita della Sicilia rappresentata dalla “strategia espansiva del sospetto” dell’Antimafia tendenzialmente mafiosa. Rifornitori di nuove acquisizioni per altre ditte “Saguto e C.”

La Sicilia conobbe (e ne portò il segno) la mano feroce ed assassina dell’Inquisizione di Spagna. Ed in Sicilia abbondarono i “famigliari dell’Inquisizione”, un po’ delatori, un po’ consoci, un po’ parassiti, anzi, assai. Ché godevano dell’immunità dalla giustizia regia, perché soggetti solo a quella della Santa Inquisizione, che con loro ritrovava tutta la carità e l’indulgenza cristiana.

Forse il gusto della storia mi spinge a fare la Cassandra. Che, poi, fece una assai brutta fine. Ma è meglio non nascondere i pericoli e non nasconderli al nostro prossimo se, come dobbiamo, lo amiamo e lo sappiamo amare.

                           Mauro Mellini

07.11.2017

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