Concorso "calcistico" in associazione mafiosa

La lotta alla mafia, alla ‘ndrangheta, camorra (diffidare delle
imitazioni e contraffazioni) prosegue inesorabile, si estende si avvale di
nuovi strumenti. E “non guarda in faccia nessuno”, come si diceva una
volta. Ora un po’ meno, perché a guardare in faccia quello che “colpisce”
magari gli viene su un po’ di vergogna o qualche residuo di senso del
ridicolo.
L’Antimafia ha colpito in alto, o se vogliamo “quello che c’è dietro”
qualcosa dei “poteri forti”, del capitalismo multinazionale e, allo stesso
tempo, della tradizione padronale ed industriale italiana: nientemeno un
Agnelli, seppure un Andrea, un congiunto, non so dire in quale grado, del
mitico Avvocato. Quello sì che era al di sopra di ogni sospetto, malgrado la
vocazione archeologica della giustizia italiana.
Ed a fare la sua parte nella lotta si è aggiunta, udite! udite! la
F.I.G.C. Federazione Italiana Giuoco Calcio, sospendendo per un anno
dalle sue funzione di patron della Juventus un rampollo poco degno di
Giovanni, buonanima, suo avo o giù di lì.
L’indegno rampollo della Famiglia Agnelli, come dire FIAT o come
si chiama adesso la Multinazionale che ne è nata, è stato preso in castagna:
aveva distribuito gratis dei biglietti per non so quale partita della Juve
senza chiedere il certificato antimafia ai beneficiari del suo munifico gesto.
Così il prezioso segno della benevolenza del patron è andata a “rafforzare il
potere criminale della ‘ndrangheta”, ramo piemontese e non solo. Concorso
calcistico in associazione mafiosa. E buon per lui che ancora la Cassazione
non ha dato il suggello della sua sapienza giuridica a questo ulteriore “reato
giurisprudenziale”, come, prima o poi lo definirà anche la Corte Europea.
Magari se non si fosse trattato di un Agnelli invece della Federcalcio si
sarebbe mossa la Procura di Torino.
Che qualche riguardo agli Agnelli, anche se non ancora “multinazionale”
ce l’ha nella sua storia, magari un po’ dimenticata. Un giovane magistrato
di Torino, infatti, che però aveva “messo dentro” nientemeno che Edgaro
Sogno, eroe Medaglia d’oro della Resistenza perché gli sembrava che ci
fosse tra le carte del processo per un certo “golpe” più o meno immaginario
una lettera “compromettente” (che non c’era e non c’era mai stata) trattò
invece con tutti i riguardi Giovanni, Giovanni Agnelli. Quel magistrato si
chiamava Luciano Violante.
Altri tempi.
Quella compromettente donazione di biglietti per lo stadio ha fatto sì
che fosse sfiorata la catastrofe dell’economia italiana. Se fosse già stata
consolidata la creazione del reato giurisprudenziale di concorso calcistico
in associazione mafiosa si sarebbe, magari, scatenato il meccanismo
infernale delle misure di prevenzione per tutti gli Agnelli e, magari, per
qualche servitore della Famiglia. FIAT sotto sequestro, con qualche
rampollo di una qualche dott. Saguto a dirigerla. Fallimenti, etc. etc.
Meglio non pensarci. Anzi scusate se vi ho fatto venire i brividi. Ma,
forse, ve la dovreste prendere con qualcun altro.

Mauro Mellini
28.09.2017

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