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Dietrologie, archeologia, miopia

VIZI, PRETESE, COMPROMISSIONI DEL P.d.M.

Un giorno o l’altro qualche P.M. fantasioso e “coraggioso” farà riesumare le salme di chi sa chi per contestare loro (cioè alle salme) cosa, del resto, già avvenuta nientemeno, con un papa dichiarato eretico “post mortem”, l’imputazione di concorso nell’omicidio che so, di Giacomo Matteotti, o, magari, di quello di Giulio Cesare.
C’è una spiccata vocazione archeologica tra i magistrati italiani, che si aggiunge a quella dietrologica. Non è uno scherzo che si stia discutendo tra i magistrati assai di più “di chi vi fosse dietro” l’omicidio di Falcone, di Borsellino, dietro le stragi mafiose degli anni novanta del secolo scorso che non di cose che sono avanti agli occhi di tutti nei nostri giorni nonché a dar sfogo, almeno, alla vocazione dietrologica andando a vedere un po’ chi ci sia, dietro le certe strampalate trovate “rivoluzionarie” di Crocetta, dietro gli incendi degli impianti di differenziazione dei rifiuti in Sicilia. Poiché oltre che la mania per le dietrologie e la mitizzazione dei “mandanti occulti” e la relativa archeologia, c’è tra i magistrati italiani, oggi come e più di ieri, la diffusione della miopia, che, contrariamente alle opinioni correnti tra medici ed oculisti, si direbbe sia una malattia contagiosa con manifestazioni intermittenti.
L’archeologia dietrologica è un ausilio della miopia, sia di quella dei solerti archeologhi, sia della miopia o, addirittura della cecità, pure temporanea ed intermittente, di quelli che dovrebbero tenere occhi aperti e ben funzionanti sulle attività di archeologhi e dietrologhi.
A tutto ciò mi è accaduto di pensare leggendo dell’audizione del magistrato più costoso del mondo (oltre che più scortato e più onorcittadinato) Nino Di Matteo alla Commissione Antimafia. Il candidato ministro della Giustizia, invece di parlare della sua strenua difesa delle “rivelazioni” di Scarantino, rese, secondo la tesi dell’accusa da lui sostenuta al processo per l’assassinio di Borsellino, “ottenuta” da Di Matteo, più attendibile per le ripetute ritrattazioni, buttandola, magari, come si suol dire, sulla questione generale del “sistema” pentitocentrico della giustizia antimafia e non solo, ha, invece, fatto presente alla Commissione la necessità di estendere ed approfondire le indagini su “ciò che c’era dietro” quegli assassini e quelle stragi del 1992. Non ha, seguendo l’esempio dell’ineffabile presidente del Senato, manifestato la “speranza” che venga fuori chi, oltre alla mafia vi sia stata (dietro) qualche altra mano organizzatrice e qualche mandante e che venga fuori qualche pentito ad autorizzare una tale tesi. Autorizzato Di Matteo si sente comunque a questo e ad altro.
Dietrologia ed archeologia giudiziaria, chi sa che qualche Università non provveda ad istituire una Cattedra e un corso di laurea di tale scienza. Così Di Matteo, ma anche a diversi altri magistrati, potrebbe essere attribuita una laurea honoris causa.
E, se lo facessero diverse Università, Di Matteo potrebbe farne la collezione.
Mauro Mellini

18.09.2017

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