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Jus soli: approssimazione e subcultura

Se c’è un personaggio che, con i suoi interventi, dimostra chiaramente di quali secondi fini e di quale approssimazione è fatta la propaganda per la sciagurata legge per la quale la cittadinanza italiana diventerebbe qualcosa come gli ottanta euro con i quali Renzi cercò di comprarsi gli italiani meno fortunati prima del referendum sul suo tentativo di stravolgimento della Costituzione, questo è indubbiamente Grasso, il magistrato paracadutato al seggio della Seconda Carica dello Stato, Grasso da qualche tempo si agita a caccia di visibilità e di consensi del più becero populismo e ciò, è da ritenere, in vista di una prossima legislatura in cui potrebbe ritrovarsi a tornare a fare il magistrato. O forse guarda più in là.
L’intervento di difesa della C.E.I. di fronte alle proteste, giustificatissime, della Lega e dei 5 Stelle (“La Chiesa è sempre stata a favore dei deboli” cosa che oltretutto è una grossa bugia) non è certo quello che ci si potrebbe attendere da un giurista: denota allarmante approssimazione e confusione intollerabile di idee.
La questione della cittadinanza non è e non deve essere quella della benevolenza, dello spirito di carità e di generica solidarietà umana verso i “migranti”. E’ un problema relativo al fondamento della Repubblica, all’identità giuridica e, di conseguenza storica e culturale del suo Popolo.
E, soprattutto è un problema carico di implicazioni e di questioni giuridiche che non possono essere affrontate con il “sentito dire” e secondo i dettami di una subcultura umanitaria.
Se ci mettessimo ad analizzare il disegno di legge (che ha fin troppe analogie con il pasticcio costituzionale bocciato col referendum, perché espressione della stessa subcultura) potremmo rilevare, intanto, che oltre che comportare palesi ingiustizie e disparità di trattamento tra immigrati “regolari”, inseriti da tempo e compiutamente nella nostra società e nella nostra economia e immigranti “parcheggiati” (e loro figli) ed addirittura tra i membri di una stressa famiglia, l’elargizione della cittadinanza con il criterio dello jus soli non sempre costituisce un autentico vantaggio per quelli cui è attribuito.
Ma il dato fondamentale della stoltezza di quest’altro tentativo di eversione della nostra Repubblica da parte del Partito di Renzi e del Renzismo è che in qualsiasi Paese potrebbe adottarsi lo “jus soli” come criterio di attribuzione della cittadinanza per nascita, fuor che in Italia, in cui la residenza degli stranieri è totalmente fuori controllo, mentre l’Europa lascia che il nostro territorio finisca per fungere da antemurale contro l’ondata migratoria verso il nostro Continente mentre un numero crescente di extracomunitari, costituenti una percentuale pure crescente degli stranieri qui dimoranti, vi rimane come in un’area di parcheggio in cui si ammassano richiedenti l’asilo, veri e propri clandestini, persone cui l’asilo è negato, persone in attesa di trovare uno spiraglio nelle frontiere con altri Paesi Comunitari. I nati da queste persone avrebbero titolo alla cittadinanza al pari dei figli di quelli che sono, oramai inseriti nella nostra società.
E, poi, c’è la questione della produzione di un numero incontrollabile di persone con “doppia cittadinanza”, situazione che, da sempre, è stata considerata, e con ragione, da evitare dalle leggi del nostro e di altri Paesi. Non basta: è difficile, talvolta stabilire persino quale sia la cittadinanza dei genitori e se essa sia automaticamente trasmessa ai figli.
Di tutti i criteri per l’attribuzione della cittadinanza, quello cosiddetto dello jus soli è certamente quello che comporta maggiori probabilità di casualità e più frequenti inconvenienti ed incertezze.
Oltre, come abbiamo già detto, problemi di doppia cittadinanza.
Che la Chiesa pretenda di intervenire in questo dibattito, aggiungendo l’approssimazione e la mancanza di concludenza delle sue predicazioni moralistiche all’approssimazione della subcultura di Sinistra ispiratrice di questa baggianata è fatto grave, tanto più che in esso è implicita una pretesa di competenza e di magistero che, per molteplici ragioni, la Chiesa proprio non ha.

Ma più sciocchi, certamente, sono gli argomenti con i quali si è preteso giustificare tale inopportuno intervento.

Mauro Mellini
21.06.2017

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