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Ma non era una cosa seria

Chiusa una pagina, quella delle cosiddette “primarie” del P.D. è inutile farne il bilancio.
Non era una cosa seria e non poteva venirne fuori una cosa seria. La stampa, i “poteri forti” cui essa risponde, hanno represso il malumore per il pessimo servizio reso loro da Renzi con l’”operazione referendum” ed hanno fatto di tutto per dar rilievo ad una cavolata come il confronto dello sconfitto del 4 dicembre con un paio di antagonisti di comodo, che si sono prestati a fare da spalla alla sceneggiata di un confronto sul nulla al prezzo di un po’ di pubblicità sulle loro oscurissime persone durata più di un mese. Pensare che un uomo come Orlando, con quella faccia (che è meglio del personaggio) debba rappresentare qualcosa per la quale contendere con il suo burattinaio per sostituire i pezzi di un “Partito della Nazione” andato in malora con il referendum, era ed è un’ipotesi solo comica. Non parliamo del magistrato fuori legge. E non parliamo del Ministro della Giustizia impegnato a cercar di far intendere che ha qualche idea per contrastare le sparate del Partito dei Magistrati.
Che l’Italia del referendum possa aver perso tempo con buffonate e buffoni di tale livello è deprimente.
Cerchiamo, tutti, di essere seri.

Mauro Mellini
02.05.2017

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