Grillini: le ragioni leonine della loro ostilita' ai vaccini

Che i Grillini si occupino di vaccinazioni per motivi scientifici e per passione di organizzazione politico sanitaria e non perché ci vedono l’occasione di fare una campagna per dimostrare che è tutto un imbroglio delle multinazionali etc. etc. invitando il popolo ad un ennesimo “vaffa…” è palesemente un non senso.

Per questo sono pure convinto che il microbiologo ed immunologo Italo-Americano Guido Silvestri, capo-dipartimento all’Università di Atalanta, sarà pure un grande scienziato, ma è certo anche un allocco un po’ ingenuo se ha accettato di fare da consulente dei Cinquestelluti in fatto di vaccinazioni, senza rendersi conto che quel Movimento andava predicando che i vaccini provocano le malattie e sono ritrovati diabolici del capitalismo sanitario. A loro volta i parlamentari grillini Fattori e Pedicini, oltreché culturalmente un po’ trogloditici, come si addice al populismo antiscientifico oltre che antipolitico del loro Movimento, sono un po’ ingenuamente allocchi se hanno potuto pensare che un immunologo di livello internazionale potesse prestarsi a far da spalla al loro interesse demagogico, portando acqua al loro mulino per non perdere l’occasione della pubblicità offerta dal casino che avrebbe potuto nascere dal suo aderire alle tesi anti-immunologiche dei due compaesani.

E, già, perché pare che sia il professore Italo-Americano, sia i due parlamentari, ahimè, italiani, sono di Senigallia. Pare anche che quello serio dei tre dovesse, secondo gli altri due, buttare alle ortiche la sua scienza perché un paesano è sempre un paesano.

Così il prof. Guido Silvestri ha fatto un comunicato per annunziare che, poiché nel Movimento Cinquestelle prevalgono atteggiamenti antiscientifici ed assurde teorie totalmente antivaccinatorie, non poteva aver nulla a che fare con loro. Grillo, dopo sei ore, ha sostanzialmente scomunicato gli antivaccinisti del suo Movimento, che, in effetti avevano cominciato a fare a gara a chi le dicesse più grosse (la consigliera del Municipio XIV di Roma, Francesca Benevento, ad esempio, scrive che la vaccinazione provoca fenomeni di autismo…).

Vedete a che cosa portano questi modi di concepire politica e scienza come una bella rimpatriata tra paesani! Perché di questo, nelle migliori delle ipotesi, si tratta.

Se l’on. Pedicini e la sen. Fattori volevano proprio valersi dei loro rapporti paesani o, comunque, corregionali, per puntellare la loro politica sanitaria con un’adeguata matrice culturale (si fa per dire), avrebbero dovuto, invece, far ricorso ad un altro, sicuramente assai importante marchigiano, anche se defunto da un paio di secoli: Papa Leone XII Della Genga, che non era un immunologo, ma che, valendosi del suo doppio potere spirituale e temporale, accolse le “ragioni” degli avversari dell’”inoculazione del vaiolo”, la vaccinazione contro il “vaiolo arabo”, pare in base al principio morale che non si può usare il male per combatterlo e, poi, per dar pieno corso e credibilità a tutte le dicerie diffuse dai preti, tra cui quella che assomiglia molto alla tesi della consigliera Grillina Benevento, secondo cui l’inoculazione del vaccino provocava la paralisi infantile che storpiava i poveri bambini, oltre ad impedir loro di ascendere in cielo innocenti, con gran vantaggio per la loro vita eterna, “rubandosi” il Paradiso  a buon mercato.

Di queste polemiche di due secoli fa è testimone G.G. Belli che sbeffeggia sia le bigotte dicerie popolari, sia il provvedimento di Leone XII che abolì la vaccinazione antivaiolosa (l’innoccolerie de’ vormijoni) nel sonetto “Er linnesto”, del 21 aprile 1834.

ER LINNESTO

Sia Benedetto il Papa Leoni

E ssin che ce ne so, Dio li conzòli

                                  C’ha liberato li nostri fijoli

                                  Da st’innoccolerie de vormijoni.

     Vedi che bell’idee da framasoni

                                   D’attaccaje pe fforza li vaglioli

                                   Pe ffaje arisvejià l’infantijoli

         E stroppiàcceli poi come scroppionni!

       Iddio cià messa la Madre Natura

Su st’affari, coll’obbrigo priciso

      De mannà chi je pare in zepportura.

                Guarda mo, cazzo!, pe ssarvaje er viso

    Da du’ tarme, se leva a una cratura

  La sorte d’arrubbasse er paradiso.

                                                  21 aprile 1834

Nelle note che lo stesso Belli aggiunse al sonetto si legge: … “Si allude all’abolizione fatta da Leone XII dell’istituto di vaccinazione etc. ed allo scioglimento dei sudditi della Chiesa dall’obbligo di esibirgli i loro figlioli” e, poi al verso finale: “Massima favorita dal Cardinale Severoli, tenuto da Leone XII per l’oracolo dello Spirito Santo”.

I presupposti storico-culturali (ed anche teologici) per un “avvicinamento” del Movimento di Grillo alla politica della C.E.I., come si vede, non mancano.

                                          Mauro Mellini 

27.04.2017

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