FacebookTwitterGoogleFeed

 

Scoppia il caso Saguto bis

LIBERARCI DALLA SPIRALE DELL’ANTIMAFIA

Mentre a Milano si fa il grottesco Festival dei beni sequestrati alle mafie, a conferma che sarebbe il caso di parlare, invece, di “5° Festival della Cuccagna” scoppia in Sicilia un altro “caso Saguto”, uno scandalo di un’operazione vampiresca colossale finita male di sfruttamento di beni sequestrati a “presunti mafiosi”, “indiziati” di essere tali e, poi, oltre tutto riconosciuti nemmeno indiziati, con ordine di restituzione di un patrimonio oramai in buona parte volatilizzato, dopo che un branco di professionisti amministratori, consulenti, estimatori, costruttori, affaristi vari si era scatenato in una girandola di affari arrischiati per lo sfruttamento di quei beni, con tanto di autorizzazione di magistrati, festosamente consenzienti (e non responsabili!!!) fieri di veder nascere dalle loro carte, sequestri, autorizzazioni, incarichi, nientemeno che un grande “Palazzo della legalità”, con i finanziamenti di banche a loro volta fiere di svolgere un ruolo di alto valore nella lotta alla mafia. Il progetto giudiziario-edilizio si è incagliato su un granitico raddoppio dei costi che tante bocche autorevoli e voraci avevano fatto lievitare.

Bocche di una trafila di parenti professionisti, non senza legami di sangue con uno dei più noti magistrati antimafia di Palermo e di Sicilia.

E’ stato un servizio televisivo delle Iene” (animali, è il caso di notare, al paragone, affetti da anoressia) a scatenare il putiferio.

Stavolta non è mancata un’interrogazione parlamentare: sia lode e vanto ai Senatori Campanella e Bocchino che, diversamente da altri Parlamentari di nostra conoscenza, che di fronte a scandali della giustizia si sono sempre tirati indietro, hanno subito compiuto tale passo. Che cosa risponderà il Governo è prevedibile, ma l’atto parlamentare apre possibilità di ulteriori indagini su tale scempio.

Il caso del colossale affare delle altre amministrazioni giudiziarie (lo stesso amministratore, dott. Cordova) per la costruzione, nientemeno, che di un complesso edilizio in Caltanissetta (54 appartamenti ed accessori) destinato, paradossalmente ad esser denominato “Palazzo della Legalità”) se non ha la gravità del caso Saguto per il coinvolgimento diretto e principale nientemeno che della Presidente della Sezione Misure di Prevenzione con imputazioni gravissime, dall’associazione a delinquere alla corruzione etc., ha però caratteristiche tali da evidenziare tutti gli aspetti principali dell’assurdo sistema dei sequestri e confische di patrimoni cosiddetti mafiosi.

Un assurdo, che per un Paese civile è inconcepibile, che comincia dalla legge che prevede che si possa essere spogliati dei patrimoni perché “indiziati” di essere mafiosi ed in base a presunzioni circa l’origine dei beni, per prevedere ancora che si possa far carne di porco dei beni sequestrati, ma non ancora definitivamente confiscati. Per passare, poi alla consegna alle torme fameliche di professionisti che, al caso, possono avventarsi su tali patrimoni.

Non sono pochi i casi di aziende distrutte dalla spirale di questi incivili espropri, di interi settori dell’economia, specie nella Sicilia occidentale sconquassata dall’imperversare dell’incertezza (quanto meno) di ogni patrimonio, di ogni impresa di fronte a possibili “indizi” di mafiosità e conseguenti appetiti di predatori antimafia. E, poi, le banche, che lesinano il credito agli imprenditori e, poi lo elargiscono con disinvoltura ad amministrazioni provvisorie ed ai loro progetti affaristici.

Con tante ciance, convegni, studi, non si è mai voluto affrontare il problema del costo per l’economia di certe Regioni, oltre che della depredazione mafiosa, delle “misure antimafia”, pur nella loro normalità e, a maggior ragione nelle loro patologie.

La Commissione Parlamentare Antimafia si è sempre guardata dal compiere una seria indagine al riguardo, perdendo tempo a bearsi delle “rivelazioni” sui mandati di omicidi partiti magari, da Andreotti o da inesistenti “imputati andreottiani”.

I professionisti dell’Antimafia taglieggiano la Sicilia, demonizzano le vittime delle estorsioni mafiose (chi paga il pizzo, ad esempio, è fuori dalla Confindustria Siciliana in mano a personaggi non proprio esemplari…). Si chiedono misure sempre più drastiche, cioè sempre meno rispettose dei diritti e degli interessi di cittadini anche innocenti o addirittura vittime della criminalità. E’ una spirale perversa che coinvolge tutta l’Italia, ne distrugge i fondamenti del diritto e che determina insicurezza nella gente, rovina l’economia, è fonte di prevaricazioni e di corruzione di magistrati, funzionari, personaggi politici. Occorre rompere questa spirale. La Mafia ci ha taglieggiato tutti e ci ha screditato di fronte al mondo. Non aspettiamo che l’Antimafia finisca per fare comodamente altrettanto.

                                                          Mauro Mellini 

07.04.2017

Aggiungi commento


Video In Evidenza

newsletter

Privacy e Termini di Utilizzo

social

Giustizia Giusta utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.