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Cinquestelle e Magistrati: hanno un nemico in comune?

Vi siete mai domandati perché i Cinquestellisti che sbraitano e cercano di mordere “chi capita, capita” nel mondo politico, tra i Parlamentari ed amministratori eletti, non dicono mai una parola sui magistrati, la loro carriera, le loro retribuzioni, (di cui, pure saranno anch’essi stati vittime) sulla loro invadenza?

Penserete: magari perché dicono di essere “diversi dagli altri”: Deputati, Senatori, Sindaci (!!??) “Parlamentari diversi”. Poiché non vi sono magistrati “targati” 5 Stelle, non hanno da evidenziare le magagne che, dunque, vale la pena denunziare, perché sono “la loro diversità”.

E’ un arzigogolo anche un po’ grottesco, che, al più potrebbe dimostrare la incapacità di questi signori di farsi carico d’altro che non sia a loro portata ed oggetto della loro “concorrenza”.

Ma non credo sia così. Piuttosto è da ritenersi che politicamente si “sentano dalla stessa parte” e che, in fondo, i Cinquestellisti vedano in una certa magistratura, quella indiscutibilmente costituita in partito, quella “lottatrice”, qualcosa che definire “loro maestra” non è poi né sbagliato né malevola.

I Cinquestelle sono (a parte la definizione alquanto abusata “populisti”) l’antipolitica.

Ma non sono il partito che dell’antipolitica possa vantare il monopolio.

Renzi ha cercato addirittura di appiopparci una riforma costituzionale ispirata all’”antipolitica”. Ma i magistrati, e non solo quello di loro una volta definito “il più amato dagli Italiani”, Di Pietro, li hanno preceduti tutti, imponendo la loro “antipolitica” con vere presunzioni di colpevolezza ed a suon di manette.

I Cinquestelle, in fondo, sono nati di lì. Con la pretesa di rappresentare l’antitesi di quella “politica sporca”, di essere senza peccato originale, i “diversi da tutti”.

Prendete la loro campagna per la riduzione dell’indennità parlamentare e per il taglio dei “vitalizi” per gli ex Deputati e Senatori. Certo, si dirà “onestamente” misurano tutti con il loro metro, non si dà stipendi e pensioni a chi non fa che cavolate. Ed è una “battaglia” che fa effetto sull’ignoranza della gente. Ci tornerò sopra. Ma qui ed ora mi pongo (e vi pongo) una domanda: Perché non dicono una parola sugli stipendi, che so, dei magistrati? Forse perché troppo difficile è conoscere come sono con marchingegni e complicazioni tali da rappresentare una sorta di segreto di Stato (anche di questo ne riparleremo)?

Nossignori. In realtà i Cinquestelle sono, per cultura, (cioè subcultura) per obiettivi (e questo è il punto) i compari del Partito dei Magistrati.

Li accomuna, lo abbiamo già detto, l’”antipolitica”. Ma, in particolare, l’antiparlamentarismo, che è proprio di tutti gli autoritarismi più o meno fondati sullo sfruttamento di istintive reazioni popolari.

Ci sarebbe da aggiungere altro. Ed altro avrei intenzione di scrivere nei prossimi giorni.

Ma una cosa è da dire subito: tutto ciò è estremamente pericoloso. Si potrà scherzare sull’ignoranza e la stupidità telematica dei Cinquestelle e sulle gherminelle dei magistrati in carriera politica. Ma è scherzare con il fuoco.

Il “populismo”, se così lo vogliamo chiamare, si combatte in un solo modo: con una buona politica. E lo stesso si dica per quel che riguarda l’invadenza e il “terrorismo giudiziario” di certi magistrati.

Presto a dirsi. Meno facile trovare chi saprà farlo!!!

                                                                                  Mauro Mellini 

01.03.2017

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