Referendum, la fine degli equivoci (forse)

Pare che, finalmente si sia giunti a “dover” votare. Le scappatoie, tutte ambigue e vergognosette e tali da non poter essere realizzate se non mettendosi sotto i piedi quella Costituzione che si afferma voler semplicemente “modificare”, i “se mi dai questo, ti potrei votare la tua riforma”, “se mi dai quest’altro si potrebbe fare a meno del trauma (!!!) del voto”, sono oramai finiti. Rimane quella “bufala” demenziale e pericolosa del ricorso dell’Emerito per lo spacchettamento, quasi a voler ricordare che l’ultima parola in questo Paese l’hanno da dire i magistrati e che la giurisdizione è superiore alla Costituzione, come negli Stati islamici gli Ayatollah sono superiori ai governi ed ai simulacri di Parlamenti esistenti da quelle parti.
Renzi ha sbattuto in faccia alla c.d. minoranza del suo partito (in realtà allo stesso P.D., che, poi, il Partito della Nazione non c’è ancora a sostituirlo) la porta che non c’era. Bersani ha dovuto prendere atto che la sua “condizione” (voterò SI e mi impegnerò per il SI se Renzi “mi farà vedere” una riforma dell’Italicum) era un insensato suicidio. Voterà NO, ma “senza clamore”, non si capisce bene se per finta o per vincere. Cuperlo pare che si sia accontentato di quello che Renzi non gli ha manco “fatto vedere”. Chi si accontenta gode.
Ma quel che, in fondo, è stato quello più significativo, è stato il tentativo di Berlusconi. Perché è stato il più assurdo, così che meglio di quelli della Sinistra P.D. ha rivelato a chi vi ha fatto attenzione, tutta, appunto, l’assurdità autolesionistica del proporre “accomodamenti” quando il dado è tratto, quando il voto è un atto dovuto della procedura prevista dalla Costituzione, così che anche tecnicamente non c’era (e non c’è) più modo di fermarla.
Perché Berlusconi abbia voluto farsi sbattere la porta in faccia da Renzi non si capisce facilmente.


Renzi se ne è compiaciuto anche al fine di “bilanciare” la porta in faccia alla sua Sinistra. Ma la mossa di Berlusconi (pare del trio Berlusconi-Letta-Ghedini) era senza senso. Ha creato momenti di incertezza (penso a certi articoli, su “Il Giornale”) e lasciato un’impressione di debolezza. Che a ciò possa rimediare un buon numero di appelli televisivi registrati dal Cavaliere, è una strana pretesa, perché presuppone una attesa fiduciosa della fantomatica massa di “moderati”, la categoria inesistente che, al momento, si materializzerebbe in “moderatamente” disorientati, “moderatamente” convinti e “moderatamente”, anzi decisamente disimpegnati.
Berlusconi sembra piuttosto aver voluto dar segno di “buona volontà” alla sua badante Confindustriale, l’InFedele (ben noto renziano e notoriamente schierato per il SI) ed è sembrato risentire, nientemeno, delle invocazioni del Cerasa e del Ferrara.
Ha perso una grande occasione: quella di ricostruire un Centrodestra vitale e competitivo mettendosi alla testa dell’ala vincente del fronte del NO, dicendo chiaro e tondo che la leadership di quella parte sarebbe spettata a chi più e più efficacemente si fosse impegnato per la campagna per il NO. Una campagna che comporta una azione capillare o, almeno, localmente articolata, attorno alla quale si sarebbe potuto ricomporre il tessuto di Forza Italia (a proposito: che ne è del “coso” di Parisi?).
Le omelie televisive, specie se imperniate su “la modifica che faremo noi sarà molto migliore” non cambieranno di molto la situazione di emarginazione in cui Berlusconi è voluto restare. Peccato.
La corrente liberale del Paese deve fare da sola, unendosi a quelli di Forza Italia o d’altra etichetta che si battono sul serio per il NO. Dopo la vittoria del NO si potrà fare il resto.

Mauro Mellini
08.11.2016

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