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Considerazioni su note critiche

Il mio articolo di ieri, “Ma che minestrone di alfanismo ed ipocrisia …” ha avuto molti consensi ed alcune critiche. Dico subito che ringrazio chi mi ha criticato anche perché mi dà la possibilità di esporre più efficacemente il mio pensiero.
Dario Boilini scrive che “si innervosisce” quando legge “… le ragazze Coccodè …” e non riesce ad andare oltre.


Lo capisco. Anche io, quando vidi la lista dei ministri di Renzi, in cui erano state inserire delle giovani Donne per “farne mostra”, proprio come “ragazze Coccodè” mi sono innervosito. Solo che sono andato oltre. Ci sono, purtroppo, vari modi di essere antifemministi. Uno, a mio avviso il più grave e cinico, è quello di mettere a certe posti delle Donne, tanto per dimostrare “di non avere pregiudizi”. E così, magari ricorrere a baggianate come le “quote rosse” o il “voto di genere” (di due preferenze una deve essere ad una Donna: legge siciliana del “rivoluzionario Crocetta”). Mettere, ad esempio una Donna alla Difesa solo perché è donna, è un’offesa alle Donne.
C’è poi Massimo Martinelli che definisce l’articolo “un concentrato di veleno gratuito” (ma con “rispetto e stima” per me, forse perché non mi faccio pagare l’avvelenamento.
“Mi meraviglio che non ci sia un cenno minimo al reato ipotizzato”.
Caro Martinelli, per fortuna i giudizi politici non debbono essere formulati in base al Codice Penale. Si può meritare la più dura censura politica senza violare la legge penale. In questo caso, poi, se non ne ho fatto cenno è per non dover precisare, come faccio, ora che si tratta di un’autentica baggianata (introdotta dalla “moralizzatrice” Severini nel 2012. Una classica fattispecie penale vaga ed “elastica”. Uno di quei reati introdotto per la “moralizzazione”, che piacciano al P.D., ed alla sinistra. E che dilatano il potere del partito dei magistrati. Nel caso, con riferimento al P.D., si potrebbe ricordare il detto (del resto falso ed approssimativo) corrente al Sud dopo che Murat fu giustiziato: “Re Giuacchino fici a liggi e fu impiso”.
Arrivo anche ad ammettere che non sia da escludere che quell’emendamento messo lì per sbloccare i lavori della TOTAL in Lucanica potesse anche essere opportuno. Credevo di essermi espresso chiaramente: è l’ipocrisia di sinistra che demonizza (ma coltiva) le attenzioni per le richieste dei “grandi interessi”), che provoca l’affarismo dei faccendieri, dei parenti dei parenti dei ministri, dei fidanzati. Che fa che vadano i confindustriali (in predicato di diventare presidenti) di Sicilia a “trattare” emendamenti per una società (straniera) operante in Lucania.
Questo, caro Martinelli, è affarismo. E se dovessi procurarmi un po’ di veleno potrei continuare. Lei scrive: “… poi dovrebbero esserci i fatti …”. Vada a dirlo a chi ha voluto la baggianata dell’art. 346 bis c.p., una norma che prescinde da fatti definiti. Ma l’affarismo, le commistioni politico-sentimentali-confindustriali-ministeriali-faccendiere sono fatti politici. Che altro occorre?
A Daniela Tamborriello che mi chiede cosa rende “Coccodè” una Donna, rispondo: “vedi sopra”. Magari è proprio il conferimento di un ministero “per fare bella impressione”.
Grazie amici.

Mauro Mellini

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