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No dell'ANM agli avvocati nei consigli giudiziari

Grande preoccupazione dell’associazione nazionale magistrati per l’ipotesi, pur scaturita da notizie di stampa, di inserire nella riforma sull’ordinamento, la presenza di avvocati in seno ai consigli giudiziari, creando cosi’ una situazione definita ‘abnorme’.
‘Da notizie di stampa - riferisce una nota della giunta esecutiva centrale dell’anm - apprendiamo che, nel corso del lavori parlamentari, e’ stata introdotta nel progetto di legge sull’ordinamento giudiziario una norma che inserisce nei Consigli giudiziari il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati come componente ‘di diritto’ e gli attribuisce percio’ anche il potere di effettuare le valutazioni professionali sui giudici e sui magistrati del pubblico ministero. In sostanza nei Consigli giudiziari gli avvocati saranno chiamati a valutare professionalmente giudici e pubblici ministeri. L’attribuzione di tale potere di valutazione non e’ accompagnata da alcuna previsione in tema di incompatibilita’ all’esercizio della professione nel distretto ( e cio’ a differenza del rigorosissimo regime di incompatibilita’ previsto per gli avvocati eletti componenti del CSM)’.
Si produrra’ percio’ - sottolinea l’Anm - una situazione abnorme: con l’avvocato, membro del Consiglio giudiziario, che si trovera’ a valutare tanto i giudici dinanzi ai quali difende quanto i pubblici ministeri che sono , di regola, i suoi contraddittori nel processo penale. Una siffatta previsione non era presente neppure nel decreto Castelli che riservava agli avvocati poteri di intervento sull’organizzazione degli uffici ma non le funzioni di diretta valutazione dei magistrati. Oltre che giuridicamente abnorme la situazione derivante da questa norma sara’ in concreto insostenibile e fonte di permanente conflittualita’. Avranno motivo di dolersi tutti gli altri avvocati. Inoltre giudici e pubblici ministeri potrebbero esercitare del tutto legittimamente la facolta’ di astenersi ‘per gravi ragioni di convenienza’ nei processi in cui sia presente l’avvocato che, in quanto membro del Consiglio giudiziario, concorrera’ a valutarli professionalmente. Infine sul punto verranno proposte molteplici questioni di legittimita’ costituzionale di una disciplina che, per essere assai malamente congegnata, apparira’ concretamente lesiva dei valori della imparzialita’ e del buono andamento. Da queste razionali considerazioni deriva su questo come su altri punti del testo in discussione al Senato il vivo allarme della magistratura italiana che peraltro ha gia’ manifestato ampio favore alla diversa soluzione di recepire informazioni e segnalazione sull’operato dei magistrati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati’.
Fonte AGI

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