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Rigopiano: la colpa è dei Benedettini

I giornali scalpitano. I magistrati pure e i giornalisti del corteggio giudiziario ancora di più.
Fuori i colpevoli! Anzi: al rogo! Alla forca! Perché oramai quelli che di colpevoli in circostanze simili hanno bisogno li hanno trovati. L’inchiesta è arrivata prima degli aiuti. Se cominciamo ad arrostire ed impiccare i colpevoli si potranno attendere gli aiuti con pazienza e serenità.
Una sentenza è già stata emessa: non so se si tratta di “autorevoli” suggerimenti provenienti dal Palazzo di Giustizia o, invece se il “suggerimento” è indirizzato al Palazzo ed ai suoi occupanti. “L’albergo lì non ci doveva essere”. Se non ci fosse stato l’albergo non ci sarebbero state vittime. Veramente per stabilire il presupposto di una colpevolezza per quelle morti atroci occorrerebbe pure che lì l’albergo non dovesse starci per la pericolosità del luogo e non perché, magari, guastava il panorama. Ma se si vanno a tirar fuori tanti cavilli c’è il rischio che uno o possibilmente, più colpevoli non si trovino e che venga meno la funzione consolatoria della prospettiva dei roghi e delle forche in un momento in cui ce n’è tanto bisogno.
Che in quel posto l’albergo non ci dovesse stare potrebbe esser vero per molti motivi, tanti e tali sono i permessi, le autorizzazioni, le concessioni, i pezzi di carta etc. etc. necessari quando si deve costruire anche solo la cuccia del cane. Figuratevi un albergo. Più difficile è che la prudenza, la previsione di una supernevicata con terremoto con rischio di slavine mai in precedenza verificatesi possa aver fatto difetto ed essere per il principio di causalità, ricollegabile con il disastro luttuoso e, magari con la specifica previsione dell’evento.
Ora, in mezzo alle voci che sembrano voler assicurare quella povera gente che, se non un risarcimento, guai seri per qualcuno verranno a consolarli, è apparso un articolo di Mario Marano Viola del C.A.I. (Club Alpino Italiano) che di Rigopiano non solo attesta che mai in quel luogo si siano avute a lamentare slavine e valanghe e neanche se ne sia avvertito il rischio, ma che addirittura proprio lì fosse stato costruito più di un millennio fa una abazia benedettina, che dalle slavine non era stata protetta dalle preghiere dei buoni monaci.
E’ da sperare che questa autorevole constatazione non comporti che so, l’incriminazione di qualche abate benedettino pro tempore e che nessuno si lamanti che non si possa fare l’impiccagione a causa della prescrizione.
Qualcuno si domanderà perché vogliamo difendere i responsabili di quei morti. Per carità! Solo che sarebbe meglio pensare ad aiutare i vivi. Subito. Poi, quando qualcuno potrà cominciare a vederci chiaro sulla possibilità che vi fosse stata di evitare la sciagura, si pensi all’inchiesta, al processo, ai colpevoli ed agli innocenti. C’è una giustizia che tende allo “sciacallaggio mediatico”. Sarebbe meglio liberarsi di una così brutta presenza.

Mauro Mellini
30.01.2017

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