Stato di diritto? No, di giurisdizione

Che l’Italia non possa considerarsi uno “Stato di Diritto” sono in molti, oramai ad ammetterlo. Molti, ma non abbastanza.

Di essi, poi, alcuni non sanno che cavolo sia uno Stato di diritto e tuttavia “lo vogliono” e ritengono che, per “farselo dare” occorre non ragionare, studiare, analizzare, ma, magari, fare una marcia.

Mai completamente realizzato, spesso dimenticato e, magari, sopraffatto da utopie diverse e da “esigenze” per lo più non altrettante nobili e chiare, lo Stato Di diritto sta morendo a causa di un illusorio suo perfezionamento e coronamento.

Perché tale è stato ritenuto il potere giurisdizionale che imponga allo Stato stesso, al potere legislativo oltre che a quello esecutivo l’osservanza del diritto, di quello “ordinario” e di quello ad esso “sovraordinato” (costituzionale).

Nella realtà l’esistenza di un potere prevalente su quello legislativo, espressione suprema dello Stato, della sua sovranità e, quindi della sovranità popolare in esso affermatasi, finisce per spostare la sovranità nelle mani della giurisdizione e dell’oligarchia che la esercita.

Che quella della giurisdizione sia solo il potere di “interpetrare” le leggi, cui tuttavia esso deve sottostare è pura astrazione.

Non c’è bisogno di ricorrere all’origine della “interpetrazione” (interpetratio) esercitata dalla Casta patrizia sacerdotale, relativa (non lo dimentichiamo) al volo degli uccelli, allo stato del fegato degli animali sacrificati etc. attraverso la quale quella Casta decideva la guerra e la pace, se e quando eleggere i magistrati etc. etc.

Il fenomeno della “giurisdizionalizzazione” del potere, dello Stato cresce e prorompe. Dopo i reati “giurisprudenziali”, abbiamo ora la legge elettorale “fatta” dalla Corte Costituzionale, organo giurisdizionale.

Non credo che vi sia da discutere e da polemizzare su “come” la Consulta ha conciato la legge elettorale. Certo è che, riconosciutane l’incostituzionalità parziale ed “eliminata” la parte ritenuta incostituzionale, abbiamo oggi non una legge elettorale “depurata” dei vizi di incostituzionalità, ma una legge “diversa” da quella comunque votata dal Parlamento. Con un pezzo in meno cambia il tipo della legge elettorale. E con ciò ne cambia l’autore: non il Parlamento ma, al più una “collaborazione” tra Parlamento e Corte.

Che poi questa sia la conseguenza dello scadimento qualitativo (grazie anche all’abolizione delle preferenze!!) delle Camere non muta i termini della questione, e non solo perché, oltre che la qualità dei Parlamentari è scaduta anche quella dei Giudici Costituzionali.

Stiamo mettendo a punto un Convegno proprio sull’argomento dello “Stato della Giurisdizione” che sopraffà e soffoca lo “Stato di Diritto”.

La Sentenza della Consulta ci dà altra materia ed altri argomenti per questo nostro impegno.

              Mauro Mellini 

26.01.2017

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